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COVID-19

COVID- 19

La pandemia di Covid-19 ha cambiato la nostra vita, i nostri pensieri, il nostro modo di rapportarci con le altre persone, il nostro approccio alla vita e alla salute.
─ Dottor Raffaele Picco

E’ arrivato il momento di cambiare anche il nostro approccio e la nostra visuale sull’attività motoria, non intesa come sport, ma come nostra attitudine ad abbandonare la sedentarietà e sull’alimentazione: lo stato nutrizionale dei pazienti ricoverati per Covid-19 è un fattore prognostico per il peggioramento del quadro clinico. Da validissimi studi condotti da fonti autorevolissime quali l’Università di Torino, il Policlinico San Matteo di Pavia ed il Ministero della Salute, è emerso come dato prorompente che l’indice di massa corporea di un individuo, il cosidetto BMI che cataloga le persone in base al rapporto peso/altezza in normopeso, sovrappeso ed obesi di vario grado, è decisivo per determinare lo stato di salute dell’individuo. Le persone in sovrappeso e, peggio ancora, obese, presentano una condizione infiammatoria del proprio organismo molto severa, e questa condizione influisce in modo decisivo sulle complicanze della prognosi dell’infezione da Covid: in sostanza ciò significa che le condizioni generali di salute del nostro organismo decidono molto sulla possibilità di essere contagiati e soprattutto sulla gravità della malattia.

Un altro fattore determinante è lo stato nutrizionale di partenza dei pazienti, perché da valide evidenze emerge come il sovrappeso e la presenza di caratteristiche tipiche della sindrome metabolica quali diabete, dislipidemia, resistenza insulinica, ipertensione, malattie cardiovascolari, costituiscono il fattore prognostico principale per lo sviluppo delle complicanze più severe dell’infezione da Covid-19, in particolare insufficienza respiratoria: l’88% (ed è una percentuale elevatissima) dei pazienti contagiati da coronavirus ha infatti già, al momento dell’infezione, una o più patologie croniche tra quelle sopra citate.

Curare persone già ammalate, il cui fisico risulta quindi già indebolito da mesi o anni di lotta contro altre malattie, è più difficile che curare persone il cui organismo è sano e quindi molto più pronto a reagire contro un’aggressione esterna, e di conseguenza diventa più difficile sconfiggere l’infezione.

…perché, un fisico ammalato da malattie croniche, è un fisico debole, ed un fisico debole difficilmente supera forti aggressioni esterne.

E’ giunto il momento di cambiare il paradigma dell’approccio alla salute delle persone: questa pandemia ci ha chiaramente dimostrato con tutta la sua devastante forza che è giunto il momento di smettere di fare ammalare le persone e poi curarle, con l’idea che tanto prendo la pastiglia per il diabete, la pressione alta e va bene lo stesso, ma è giunto il momento di impedire che le persone si ammalino, perché, un fisico ammalato da malattie croniche, è un fisico debole, ed un fisico debole difficilmente supera forti aggressioni esterne. E’ arrivato il momento di fare prevenzione primaria, ma quella vera, quella seria, quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sta invocando da anni, ma nessuno Stato ha mai ascoltato, soggiogato da forti interessi industriali e dagli interessi di tutti quelli che ci vogliono ammalati: perché ricordate che una persona sana non fa guadagnare nessuno, mentre un ammalato cronico è fonte di guadagno per molti.

Il Coronavirus conferma che la prevenzione è la miglior medicina e mai come ora è necessaria per evitare che in futuro ci sia il ripetersi di situazioni come questa che stiamo vivendo: non aspettiamo che sia troppo tardi, tutti noi possiamo fare moltissimo per la nostra salute.

─ Nutrizionista Raffaele Picco.